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Lavoro nel mondo

POVERI NONOSTANTE IL LAVORO

Secondo l'ultimo rapporto sull'occupazione mondiale 2004-2005 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), nel 2003 nel mondo c'erano 189,9 milioni di persone senza lavoro. Una situazione definita da Juan Somavia, direttore generale dell'ILO, come "la punta dell'esiberg" poichè sarebbero almeno sette volte tanto le persone in cerca di lavoro e che vivon in condizioni di povertà. Ma la povertà, secondo Somavia, non è solo la conseguenza della mancanza di lavoro bensì la scarsa produttività del lavoro in molte regioni del mondo. Concretamente significa: su 2,8 miliardi di occupati (dati 2003) esattamente la metà vive con meno di 2 $ al giorno e 550 milioni addirittura con meno di 1 $ al giorno.

(dt)


Gli americani sono veri e propri stakanovisti

gli italiani tra i più “pigri”


Lavorano decisamente meno degli statunitensi, ma più di tedeschi, francesi, olandesi e danesi. Ed a risentirne nel confronto con i loro omologhi di oltreoceano è sicuramente la busta paga, decisamente più leggera. I lavoratori full-time italiani trascorrono circa 1.672 ore l'anno seduti dietro la propria scrivania, in media - secondo il rapporto 2005 del CesIfo - 38 ore la settimana. Ma gli europei non devono farsi una colpa del loro lavorare meno: sono gli standard contrattuali a stabilirlo. Solo la Germania si sta progressivamente adattando ai canoni a stelle strisce aumentando l'orario di lavoro per far fronte alla crescente concorrenza internazionale ed alla minaccia di delocalizzazione. Gli stakanovisti a livello mondiale sono gli americani con 1.904 ore lavorate ogni anno per dipendente, per un ammontare di circa 40 ore la settimana. I giapponesi, invece, trascorrono dietro la scrivania circa 100 ore in meno degli statunitensi (1.803 ore l'anno per lavoratore), mentre a livello europeo i più attaccati al posto di lavoro sono gli abitanti dei nuovi paesi membri a fronte della spiccata pigrizia dei più anziani: Italia, Francia, Germania occidentale e Regno Unito figurano infatti alle ultime posizioni della classifica CesIfo con meno di 1.700 ore lavorate ogni anno. Ma se queste sono le ore di lavoro stabilite a livello contrattuale, c'è però da dire che sono in molti a lavorare decisamente di più. In Italia, infatti, i dipendenti rimangono in media inchiodati al proprio posto circa 38,5 ore alla settimana, cioè mezzora in più rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente. Ben più pesante il differenziale nel Regno Unito: se da contratto le ore settimanali sono 37,2, gli inglesi tendono a spendere in ufficio circa 43,3 ore la settimana, quindi circa 6,1 ore in più del previsto. Il rapporto CesIfo mette però in evidenza come anche l'Europa si stia progressivamente adeguando a nuovi ritmi lavorativi, imposti per lo più dalla pressante concorrenza internazionale. E' il caso della Germania, che sta facendo da apripista: molte aziende tedesche alle prese con profonde crisi, come Opel eDaimlerChrysler, hanno raggiunto un accordo con i sindacati per portare l'orario di lavoro a 40 ore settimanali mantenendo immutati gli stipendi.

Qui l'articolo tratto da  ItaliaOggi

http://www.filcams.cgil.it/stampa.nsf/0/6371fbdbef049dd8c1256ff800352daf?OpenDocument



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